ASSOCIAZIONE IUS SANGUINIS

COORDINAMENTO DEI COMITATI PER I DISCENDENTI DELL’ITALIA

Da 165 anni i figli dei nostri emigrati chiamano ancora l’Italia Patria.

Gli italiani all’estero hanno conservato i legami familiari e nazionali, e sono testimoni dell’Italia: stessa lingua, tradizioni, discendenza.

La nostra storia racconta che proprio dal tempo dell’Unità d’Italia si verificò una grave crisi economica e sociale. Per molte persone non c’era altra scelta che andarsene.                                                                                                      Nei successivi decenni, emigrarono circa 20 milioni di italiani.

Il legame con l’Italia è ancora forte con tutti i suoi figli sparsi nel mondo, perché la nostra è ancora una nazione giovane. Ciò non è paragonabile alla prassi degli Stati europei con origini millenarie come l’Inghilterra e la Francia, ove è giustificato un limite generazionale nell’accesso alla cittadinanza.

Ma adesso il diritto naturale, che per gli italiani era da 165 anni lo ius sanguinis, è stato di fatto mutilato.

Con la riforma della cittadinanza del 2025 (D.L. 36/2025, convertito nella legge n. 74/2025) è stato sancito il limite delle due generazioni per potersi dire italiano. Di fatto l’Italia ha dimenticato la sua progenie all’estero.

Decine di milioni di discendenti italiani non potranno sentirsi a casa nella Patria dei loro antenati!


Ma l’emigrazione è forse una colpa? No, la stessa Costituzione tutela l’emigrazione all’art. 35, riconoscendo la libertà di emigrare.

I discendenti, che pur avevano conservato i legami con la famiglia italiana e con la terra di origine, oggi sono molto rattristati e delusi dalla Patria italiana.

Nelle nostre ambasciate si vede chiaramente lo sconforto sul volto dei discendenti, che speravano di riconquistare la cittadinanza italiana, affrontando comunque un estenuante e costoso processo burocratico.

È come se un nonno o un bisnonno dicesse: “Da oggi non sei più mio nipote, da oggi ti abbandono”.

Dobbiamo porgere una mano ai nostri compatrioti. Loro non si sono rassegnati a diventare “cittadini di categoria inferiore”, vogliono vedere riconosciuto il loro diritto alla cittadinanza italiana o, quantomeno, a non vedersi esclusi dall’Italia. 

Ogni Comitato per i discendenti dell’Italia dovrà, in ogni sede, promuovere convegni, proposte di legge e campagne di informazione per riaprire le porte dell’Italia a tutti i suoi figli.

Chi discende da un italiano non è uno straniero: è un figlio che chiede di tornare a casa.

 

Avv. Marco Pepe

Presidente del Coordinamento dei Comitati per i discendenti dell’Italia – accademianazionaledeldiritto@gmail.com